La conoscenza ha un prezzo.
Tempo, denaro, dedizione.
Vittorie e fallimenti.
Ma oltre al prezzo palese ha un costo nascosto che capisci solo quando ormai il tuo percorso si è spinto molto avanti.
Se non lo conosci, infatti, forse non hai ancora approfondito abbastanza quello che stai studiando.

In questo articolo ti parlerò questo aspetto usando ciò che conosco meglio come strumento: le arti marziali, la difesa personale e gli sport da combattimento.
Ma in tutta onestà si applica a tutto lo scibile.

Ma prima una piccola ammissione.
In tutta onestà, ammetto che quando ho pensato a come dare forma a questo argomento sono stato in bilico per diverso tempo sul trattarlo o meno.

Non so se è capitato anche a te.

Quella indecisione (che magari si rivela saggia) quando stai sul bordo di uno specchio d’acqua che sai sarà ghiacciato ma comunque vuoi fare l’esperienza.
Poi tutti sono attorno a te e ti guardano e hai anche difficoltà a tirarti indietro.
Perchè ormai si aspettano che ti butti, no?
… e tu invece, più passa il tempo, più pensi che sia una pessima pessima idea. 

Però ormai è troppo tardi.

La conoscenza: seconda vista, velo di Maya e maledizioni auto inflitte.

Questo, in verità, è il titolo che ho usato all’inizio. Solo che poi mi sono messo nei panni di Google che doveva indicizzarlo e ho pensato a qualcosa di meno criptico.

Comunque, criptico è l’articolo di sicuro.
Ma non così tanto. Seguimi e ti porterò nei meandri dei costi nascosti della conoscenza.

Seconda vista, velo di Maya e maledizioni autoinflitte.
Un argomento per volta.

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Il costo nascosto della conoscenza: La seconda vista.

Regina incontrastata dei thriller psicologici in cui il sensitivo ha immagini sparse (e incredibilmente enigmatiche) dell’assassino che agisce.
Presente in nutrita varietà anche in film di supereroi.
Sogno proibito degli adolescenti della mia generazione, incantati dalle immense possibilità della vista a raggi X nei tanto decantati occhiali.

Questo sinché qualcuno non si accorse che se proprio vista a raggi X era, nel vedere attraverso i vestiti probabilmente si vedono giusto le ossa, sai che brivido sensuale.

Comunque, per seconda vista, ovviamente io non sto intendendo questo.
Ma qualcosa di simile.

Intendo la capacità di vedere oltre quello che viene presentato, acquisendo la capacità di interpretarlo attraverso una lente diversa.
Vedere ad una profondità maggiore.

Non è nulla di stratosferico. Lo facciamo tutti, chi più, chi meno.
Un esempio tratto dalla pratica degli sport da combattimento?
Come inizi a praticarne uno, sei in grado di apprezzare e goderti molto di più un combattimento di cui conosci tecniche, manovre e regolamento di gara.
Motivo per cui in Italia, grazie alla dottrina calcistica ricevuta assieme al latte materno ( e aggiornamenti attraverso discussioni furibonde nei bar del quartiere) praticamente chiunque è in grado di seguire una partita di calcio e fare il tifo in modo appropriato.
Chi è non è in grado, non è in grado nemmeno di spiegare la regola del fuorigioco (provare per credere).
Stesso motivo per cui il baseball non prende piede.
Chi mai le ha capite le regole del baseball?

Lo stesso vale per un argomento che mi sta a cuore e che allo stesso tempo è capace di crearmi non pochi sfoghi allergici.

La difesa personale.
Ecco la difesa personale funziona esattamente allo stesso modo.

Se riesci a praticarla bene e per sufficiente tempo riesci ad appropriarti della “seconda vista” per comprenderla e, inevitabilmente, cambia tutto.
Che cosa intendo per seconda vista, in questo caso?

Capire che la difesa personale non è uno skill differente dal saper guidare l’auto nel traffico.

Richiede la conoscenza del mezzo (la macchina)
Richiede la conoscenza di come utilizzarlo (manovre)
Richiede la conoscenza delle norme della strada


Dati questi 3 punti più la pratica relativa per padroneggiarli, serve solo buon senso e ricordare che la guida su strada è arrivare da punto A a punto B evitando incidenti e tenendosi pronti a manovre d’emergenza quando la situazione lo richiede (che si spera siano poche anche grazie alla nostra capacità di guidare correttamente e rispettare le regole).

La difesa personale sensata non è NULLA più di questo.
Conoscenza del mezzo (cosa il vostro corpo può o non può fare)
Conoscenza di come utilizzarlo, quali azioni di prevenzione, de-escalation, dissuasione verbale e fisica e combattimento (che corrisponde alla frenata brusca) è possibile fare.
Conoscenza delle norme della strada (ovvero di come si sviluppano le dinamiche di violenza in modo da riconoscerle in anticipo e non finirci in mezzo).
Tutto qui.
Basta, stop, finish!

Poco, ma fatto bene e senza assurde velleità 

Ecco adesso sai la natura dei miei sfoghi allergici.
Perchè quando vedo l’ultimo ritrovato con la tecnica definitiva che sconfigge tutto e tutti, mi viene da pensare a persone che si vantano di conoscere 20 manovre infallibili per parcheggiare in retromarcia o 15 modi segreti, tramandati solo nella loro scuola, per frenare bruscamente.

Il contesto in cui ha senso (per chi ha senso) conoscere un surplus di materiale spropositato rispetto allo scopo è un altro.
Ci arriviamo, non temere.

… e qui veniamo alle arti marziali e al velo di Maya. 

Conoscenza e velo di Maya.

Maya.
L’ape maya ovviamente. 

…ok… mi riferisco al velo di Maya così come lo coniò Schopenhauer ne “Il mondo come volontà e rappresentazione”

Dai, ti faccio il riassuntone.
L’idea di base è che esista un velo che separa la realtà e che questa alterazione della nostra percezione ci costringa ad un continuo ciclo di morti e rinascite. Riuscendo a sollevare questo velo, ci liberiamo di questa gabbia riuscendo a contemplare la realtà per quella che è veramente.
Stai percependo la sottile metafora?

La cosa è più complicata di così, ma secondo me, per intenderci, va bene.
Per tutto il resto c’è il libro di Schopenhauer, Wikipedia se hai fretta (brutto barbaro).

Ecco, comprendere che arti marziali ed il percorso di crescita al loro interno non ha nulla a che vedere con la difesa personale (anche se può essere utile) è sollevare il velo di maya e vedere la realtà per quello che è:
Non esiste una scuola per diventare supereroi, non esistono mosse segrete degli assassini dei servizi segreti che, come incantesimi magici, vi possono trasformare in superuomini intoccabili che ridono di fronte alla morte. 

Esistono cose fatte bene per lo scopo per cui sono state create.
Tutto sta a vedere se sono state create bene e se lo scopo è chiaro.
Tutt’altro per scontato. 

Bene, siamo ancora qui.
Tu ti stai chiedendo il senso di questo dialogo ed io sono ancora su questo trampolino che guardo l’acqua ghiacciata di sotto.
Mi tuffo, non temere, mi tuffo. Stai a guardare.

Parlo delle maledizioni auto inflitte e mi tuffo. Giuro.

Conoscenza e maledizioni auto inflitte

Le maledizioni auto inflitte sono quelle che facciamo a noi stessi quando decidiamo di sollevare il velo e vedere le cose per come stanno. 

Succede quando impariamo a trattare la difesa personale studiando statistiche e video di aggressioni reali. 

Succede quando anziché confrontare opinioni e ipotesi andiamo a cercarci i fatti. Quando invece che ipotizzare proviamo e utilizziamo i tool dello sparring e delle simulazioni.

In altri ambiti, succede quando studiamo comunicazione (bene) e iniziamo ad intravedere i sottotitoli che stanno sotto alle cose che una persona dice, ci chiede o i perchè che sottendono il come si comporta. 

La maledizione sta nel fatto che nel momento in cui solleviamo il velo riabbassarlo è impossibile.
Certo che ne hai dei vantaggi. Enormi.
…però….

Però è come quando impari a sparare con la pistola e poi non puoi più vedere un film d’azione in cui soldati (SOLDATI!) minacciano qualcuno con la pistola e poi scarrellano per MINACCIARLI PIU’ FORTE!

Oppure quando impari a fare i giochi di prestigio e non puoi più goderti uno spettacolo di magia. Vedi il trucco.
In verità hai imparato a vedere la realtà ma questo ha fatto sì che la realtà che ti si presenta davanti ti appaia falsa. 

Ecco la maledizione. 

Il tuffo che tutti noi dobbiamo fare.

Bene. Se sei arrivato sin qui, ti ringrazio.
Mi dispiace per questo piccolo imbroglio.
Perchè il mio era la descrizione di un tuffo e non un tuffo reale.
Il mio tuffo l’ho fatto tempo fa e di tanto in tanto continuo a farne di nuovi in altri specchi d’acqua densi di conoscenza.

Ti lascio con una raccomandazione.
Chiunque si tuffi in nel mare ghiacciato della conoscenza, ti dirà sempre che l’acqua è caldissima.
Di non avere paura.
Non credergli.

Ma tuffati ugualmente.

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