Non praticherei arti marziali da oltre 35 anni se queste non avessero un beneficio a tutto tondo sulla mia vita.
Le arti legate al combattimento hanno la straordinaria capacità di mettere la persona di fronte ai propri limiti, far scoprire talenti che non si pensava di possedere e, alla fine, fare pace con se stessi senza bisogno di fare un bilancio o una classifica. 

I migliori praticanti che ho conosciuto sono quelli che, a prescindere dalla bravura in termini assoluti, vivono questa mentalità e proprio per questo motivo riescono a trasformare le difficoltà momenti di crescita. 

Questa consapevolezza è condivisa.

Ne ho parlato con Alessandro Casula, praticante di Karatè e di Brazilian Jiu Jitsu ed imprenditore. 

Ne è venuta fuori una bella chiacchierata su Imprenditoria, arti marziali e, a distanza di un anno dall’inizio della pandemia, resilienza. 

Massimo:
Ti ho conosciuto prima come appassionato di arti marziali e solo in seguito ho scoperto che sei anche un imprenditore. Ho sempre trovato interessante questo tuo duplice aspetto. Vuoi dirci qualcosa di più? 

alessandro casula ceo izzhome
Alessandro Casula. Ceo di IzzHome

Alessandro:
Certo la realtà imprenditoriale ha degli elementi in comune con quella marziale. Almeno per me, in particolare in questo periodo, è stata importante per avere il giusto set mentale. Soprattutto in questo periodo che la pandemia ha dato un brutto colpo a molte attività. .

E’ stato necessario fare una sorta di reset mentale e ripartire con il piede giusto.
Il che si collega anche con l’aspetto della resilienza di cui accennavamo poco prima di iniziare questa intervista.

Nello specifico mi occupo di servizi al turismo. Già dal 2009 facevo formazione in questo settore. Un periodo importante della mia vita, in effetti, l’ho vissuto con il Gi (divisa per praticare discipline come il Judo e il Brazilian Jiu Jitusu) in valigia. 

Magari potevo sembrare una specie di marziano in quelle palestre a San Pietroburgo o a Baku in Azerbaijan dove mi sono fermato ad allenarmi tra un incontro di lavoro e l’altro.
Posso dire adesso di aver trovato la mia dimensione con la rete di servizi di hosting che sto gestendo.

Di fatto mi serviva un modello che fosse scalabile e riportabile in altre realtà della penisola. Abbiamo aperto in Sicilia, Puglia, Calabria con il nord italia che è nei prossimi progetti, rallentato in questo periodo dalla situazione sanitaria.
Non posso dire che abbiamo passato indenni questo primo anno di pandemia perchè il colpo l’abbiamo sentito in un settore che ha sofferto particolarmente.
Però, come ben sai, chi sa combattere sa anche incassare, reggere le pressioni e le situazioni di difficoltà e cogliere il momento giusto. 

Posso sicuramente dire che abbiamo retto bene e che la nostra realtà guarda con fiducia al futuro. 

Massimo:
Mi collego a questo. Che correlazione vedi tra le arti marziali ed il tuo percorso imprenditoriale? 

Alessandro:
Ce ne sono diverse.
La prima che mi viene in mente è proprio quella della resilienza.
Non si vince sempre e questo lo si impara in fretta quando ti metti in gioco sia negli affari che su tatami. 

La differenza la fai in quello che impari e riesci a costruire anche nelle difficoltà.
Questo lo puoi fare quando sei in grado di reggere le pressioni e le difficoltà.
Il Brazilian Jiu Jitsu forse è il paragone che calza meglio visto le pressioni che si devono gestire durante la lotta. 

Allo stesso tempo è importante, anzi importantissimo, avere una mentalità competitiva. Nel business una sana competizione e competitività sono imprescindibili. 

Non voglio divagare molto ma credo però sia importante sottolineare come quest’ultimo aspetto vada collegato sia all’avere una strategia sia al coltivare una propria spontaneità e creatività. 

Se non hai una strategia, quando combatti così come nel tuo business non vai da nessuna parte e disperdi le energie.
Così come se non sei spontaneo, creativo, diventi prevedibile ed anche questo non va bene.

Massimo:
Che guide ti sono state utili nel business? Credi che debbano avere le stesse caratteristiche che deve avere un istruttore di arti marziali? 

Alessandro:
Non voglio peccare di presunzione.
Nel mio settore ho certo avuto delle guide e ho preso spunto da molte figure importanti ma alla fine un imprenditore è una persona che è in grado di guidare, di tracciare la propria linea da solo.

Alla fine dei conti l’unico punto di riferimento sei tu. 

Non fraintendermi, le guide sono importanti, così come lo è una corretta formazione. I suggerimenti ci stanno e uno deve essere ricettivo ma poi, quando sei in pista sei solo con te stesso. 

Nel parallelo con un istruttore di arti marziali direi che è corretto avere dei riferimenti simili.  Un atleta ha bisogno di una buona formazione ma deve avere anche la capacità di distinguere spunti e riferimenti da quella che è la sua indole e la sua spontaneità. 

Per uno come me che ama andare avanti e scoprire l’istruttore ideale è quello che è capace di darmi spazio. 

Tornando sul business qualsiasi informazione va contestualizzata.
Si possono trovare tante idee molto interessanti nei formatori americani ma poi se non le si applica alla situazione italiana è tutto inutile. 

Un allenamento di Brazilian Jiu Jitsu in Azerbaijan

Massimo:
Hai toccato prima un punto interessante. La connessione tra strategia imprenditoria. Vuoi approfondire? 

Alessandro:
La strategia imprenditoriale è basata sulla strategia militare. Di riflesso è normale trovare delle similitudini con una preparazione marziale anche intesa in senso strategico. 

Per me strategia è pensare in termini di dati, analizzare i fatti, sapere cose si vuole ottenere e tracciare la via più economica per raggiungere il proprio obiettivo considerando le risorse a disposizione. 

Non saprei dirti se ci siano similitudini con il lavoro di un istruttore, perchè non lo sono, ma vedo le similitudini di sicuro con la dottrina militare. 

Massimo:
Secondo me le similitudini ci sono… almeno per quello che è il mio modo di concepire la formazione. Cambiando argomento.
Le arti marziali sono fatte di azioni e pause. Come vivi questo aspetto, se lo vivi, nella tua realtà lavorativa?

Alessandro:
Tocchi un tasto sensibile. Questo è un aspetto che ho sentito particolarmente in questo periodo. Ho avuto una bambina e il tutto si è sommato tra impegni vari e la necessità di far fronte all’emergenza.
La mia risposta è stata sul lavoro anche per la responsabilità che sento sulle mie spalle. 

Questo è un periodo complesso per ritrovare i propri spazi.
In discipline come la lotta fa sorridere perchè lottare vive di spazi che si tolgono all’avversario in difesa e di spazi che si guadagnano in attacco.
Mi rendo conto che devo imparare a cambiare marcia e forse proprio questo è il prossimo passo da fare.

Mi viene da pensare che è curioso perchè i periodi di allenamento più intenso li associo con quelli in cui, viaggiando per lavoro, ogni occasione di allenamento andava colta . Mi ricordo una estate caldissima in Russia in cui era impensabile allenarsi forse anche per uno come me abituato al clima della Sardegna. 

Invece non ci pensai due volte e mi guadagnai anche il privilegio di sfottere i compagni di allenamento russi che boccheggiavano tra un round e l’altro.

Massimo:
Ultima domanda. Allenarsi nelle arti marziali consente di costruire una mente capace di reggere pressioni e stress.

Nella tua esperienza questo non rende imprudenti? 

Alessandro:
Andare ad alta intensità ha dei benefici enormi.
Alla fine sai gestire le difficoltà in modo diverso. Ma questo comunque non abbassa la consapevolezza dei rischi.
Anzi, in un certo senso si diventa anche più cauti ma perdendo l’aspetto della paura che ti impedisce di agire.
Se mi permetti chiudo con un aneddoto.
Ho avuto l’occasione di andare in pista a Monza.
Un’emozione incredibile anche per uno come me che ha vissuto l’adolescenza in mezzo ai motori. Quando hai 600 cavalli sotto il sedile tutto cambia, credimi. 

Eppure quando poi sono tornato a guidare su una macchina normalissima per le strade di  Milano ho avuto una sensazione di essere meno sicuro.
Un conto è viaggiare anche ad altissime velocità in una pista che è stata progettata esattamente per quello. Un conto è guidare con un set di regole diverse.
Sei più sicuro perchè TU sei più sicuro ma non perdi di vista il fatto che il contesto è diverso.

Hai una coscienza diversa, a ragion veduta.


Hey, prima di terminare. 
Ho anche una newsletter per chi vole leggere materiale più approfondito ed entrare un po’ di più nel mio mondo. 
L’esperienza mi dicono che è gradevole ma non sono la persona più indicata per dare garanzie su me stesso. 
Se ti piace il rischio, eccola: 

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