Ovvero: Perchè un percorso marziale dia una marcia in più a chi lavora ad alti livelli di produttività (ed insegni anche a scalare marcia).

Esistono forti connessioni tra un percorso di coaching ed uno indirizzato all’imparare a combattere. 

Il coaching già di per sé è un percorso estremamente pratico.

Nella mia esperienza come esperto di arti marziali e istruttore internazionale di Krav Maga queste connessioni sono state ancora più evidenti come ho iniziato a fornire percorsi personalizzati e modulati con la corretta progressione a manager e imprenditori.

I risultati, che nelle intenzioni dei miei clienti erano mirati al sapersi difendere, sono andati molto oltre le loro aspettative.
Una performance migliore a lavoro (non maggiore, migliore).
La capacità di gestire al meglio le proprie energie (e saper staccare la spina).
Una migliorata capacità di lavorare nel team e avere il polso dello stesso. 

Non è nulla di insolito in verità. C’è una grande potenzialità nella pratica delle arti marziali che spiega come mai, nell’era della polvere da sparo, questo tipo di disciplina continui ad avere moltissimi adepti.
Tutto sta, in verità, nel saperla praticare in sicurezza e con un occhio ad un percorso scientifico orientato ai risultati 

Che risorse troverai dunque in questo articolo?

In questo articolo ti spiegherò:

– Perchè a mio parere questo percorso abbia una marcia in più (similmente ad altri percorsi che includano il lavorare con il corpo)

– Quali ricadute importanti abbia sulla vita e sul lavoro.

– Come scoprire se fa per te. 

Due premesse velocissime e si parte.

Ti fidi di me?
Se ti fidi di me puoi anche saltare a piè pari questa sezione. 

Se sei curioso o vuoi due informazioni in più sul sottoscritto e su cosa faccia per vivere, continua.
Non ci vorrà molto.

Pratico arti marziali e sport da combattimento dall’età di 12 anni. 

Quest’anno passo la soglia dei 35 anni di pratica. 

Ho iniziato ad insegnare circa 25 anni fa. 

Il mental coaching mi folgorò nel 2003-2004.

Il mio percorso personale mi diede così tanti risultati, molti dei quali fruttano “interessi” ancora oggi, che in seguito fu naturale conseguenza fare il corso come Coach a mia volta.

Lavoro per una federazione internazionale di Krav Maga e mi occupo, all’interno di un Team selezionato, della formazione istruttori e dei loro aggiornamenti in giro per il mondo.

In Italia lavoro come personal trainer. 

Se proprio non resisti ad avere maggiori dettagli, la versione integrale del mio curriculum la trovi su Linkedin https://www.linkedin.com/in/massimofenu/

Qualcosa di più sbrigativo qui: Massimo Fenu

Visto? Rapido ed indolore.
Passiamo ora al cuore di questo articolo.
Ovvero…

Perchè imparare a combattere migliora la performance nel lavoro e l’attitudine nella vita. 

Qualsiasi percorso di mental coaching, non importa la scuola, ha sempre una caratteristica imprescindibile: non rimane MAI sul piano teorico.
I miglioramenti che avvengono a livello mentale (organizzativo, prestativo, relazionale, solo per citarne alcune) si attuano all’interno di un percorso fatto di azioni concrete per il raggiungimento di obbiettivi concreti.

Malgrado il coaching abbia in certi ambienti la fama di essere molto fumoso, il marchio di qualità sta proprio nella sua estrema concretezza e praticità. 

Questo aspetto si combina benissimo con un percorso marziale. 

Sia per il fatto che si tratta di un percorso fisico, sia per il fatto che va a toccare aspetti attitudinali profondi e capaci di sviluppare grandi cambiamenti:

– nel vedere se stessi;
– nell’approccio alle difficoltà e sfide. 

C’è un aspetto di indubitabile riconoscimento del proprio successo nel partire dal non aver mai tirato un pugno o un calcio e realizzare, a fine allenamento, che si è in grado di farlo e di essere estremamente efficaci. 

Così come nello scoprire che ci si può difendere proteggere e reagire da un attacco o da una presa. 

Questa consapevolezza genera una vera e propria inversione a “U” nel considerare se stessi.

Ecco le frasi che sento più spesso in chi fa questo genere di percorso marziale:
“Non credevo di poterlo fare”, “Era qualcosa che mi spaventava ed ora sento di poterlo gestire”, “La determinazione che metto adesso nel raggiungere i miei obiettivi ha un’energia completamente diversa.”, “Sono determinato ma anche rilassato”, “Non ho paura di fallire e allo stesso tempo calcolo accuratamente quando affronto nuove imprese.” 

In particolare per imprenditori e manager, che sono sottoposti a livelli di stress molto elevati e per lunghi periodi di tempo, questo approccio di coaching ha risultati ancora più interessanti.
Spesso, per questa categoria, il problema non è la performance, tutt’altro. 

Spesso queste persone sono capaci di lavorare sino a disintegrarsi. 

La questione, semmai, è di senso opposto. 
I maggior vantaggi si hanno con un lavoro in doppia pista in cui da un lato si impara a gestire la propria energia all’interno di una soglia di performance che consenta dei margini di manovra,
quello che io chiamo il “lasciati un po’ di benzina per dopo”.
Dall’altro la capacità di lavorare su livelli molto bassi e con un orientamento marcato al sentire se stessi (in termini di condizione), gli altri (in termini di richieste, comportamenti) e la situazione contingente (come si sta evolvendo, quali sono le opportunità o i rischi).

I vantaggi di un percorso di coaching marziale sul lavoro e sulla vita. 

Il tempo di latenza per un apprendimento nel coaching classico è troppo lungo per gli imprenditori, i manager e per chi lavora a ritmi molto sostenuti. 

Nel ciclo degli incontri di coaching funziona (semplificando molto) così: 

Dopo una fase di discussione su cosa il cliente stia affrontando e dove voglia dirigersi viene definito l’obiettivo della sessione in relazione all’obiettivo di fine periodo.

A seguito di ciò si concorda il piano d’azione con i singoli passaggi che il cliente intende portare avanti nell’arco temporale stabilito tra un incontro e l’altro.

Il che vuol dire che tra il mettere in campo le azioni concordate ed il successivo incontro possono passare 3-4 settimane.
Questo lasso di tempo è troppo lungo per questa tipologia di persone per avere dei feedback sui cambiamenti che stanno operando. 

Intendiamoci. 

I risultati sul lungo periodo, a patto che la motivazione resti alta, si ottengono ugualmente se il percorso di coaching è fatto a puntino. Il problema è che alcune persone, per indole e per attitudine, semplicemente non ci arrivano.
La natura che hanno sviluppato è quella di mettere grande energia in quello che fanno ma questo tipo di approccio necessità di feedback immediati o quasi.
Nelle loro attività li ricevono così, sono abituati a lavorare in questi termini ed, anzi, proprio di questa modalità hanno fatto il proprio punto di forza e successo.

L’integrazione con un percorso marziale consente alla persona di mettere mano direttamente e immediatamente su quelli che sono i propri meccanismi di gestione dell’intensità.
In un certo senso potremmo dire che, attraverso il combattimento, la persona può riconoscersi, comprendere e accettare la propria indole e costruire dei meccanismi da affiancare per diventare un “combattente” migliore. 

Il coaching marziale fa per te? 

Voglio essere assolutamente chiaro.
Un percorso del genere è forse per molti, ma non per tutti (parafrasando una vecchia pubblicità). 

Questo non perché esista una qualche fantomatica élite di “guerrieri” ma semplicemente perché per alcuni non è la chiave giusta. 

Se però quello che ti chiedi è se sei abbastanza allenato, giovane, magro, muscoloso, per affrontare un percorso del genere, ebbene ti tranquillizzo subito: età, forma fisica, sesso sono irrilevanti.
Non confondere questo percorso con le selezioni per i corpi speciali 😀

Perché potrebbe fare per te?

Potrebbe fare per te se quello che senti è di avere una grande energia, forse pure troppa e questo ti porta ad esaurire tutto prima di rendertene conto.

Se la tua capacità di immergerti in ciò che fai ti estranea e ti rendi conto troppo tardi che questo ha danneggiato i rapporti che hai con il tuo team di lavoro (alle volte anche quelli personali). 

Se il combattimento ti ha sempre affascinato ma per un motivo o per un altro hai sempre pensato non facesse per te o che era rischioso.

Se ti piacciono le sfide e pensi che tu sia quella più grande.

Se alla fine di questo articolo hai pensato, perché no?

Buttati.
Prova una sessione. 

Altre risorse per continuare la lettura:

Un libro illuminante sul coaching

Qual è il vero costo della conoscenza (e perchè vale la pena affrontarlo)

Come trasformare i buoni propositi in risultati soddisfacenti.